Il violino nell’età Barocca con il violinista Enrico Onofri e il suo Maginarium Ensemble

“Non udite lo parlare?” è quello che Arcangelo Corelli, considerato tra i più grandi compositori del periodo barocco, chiedeva ai propri allievi nel mostrare la sublime arte del suo arco.

Dall’inizio del ‘600 il violino e gli altri strumenti musicali avevano cominciato ad affrancarsi dal semplice ruolo di sostegno delle voci.

Ed è proprio il rapporto tra voce umana e virtuosismo strumentale italiano nel Seicento il tema che animerà il concerto di domenica 24 ottobre 2021, a Palazzo dei Congressi alle ore 11, quarto appuntamento dei Concerti della Domenica dell’Associazione Mariani. 

A ripercorrere quel particolare periodo, saranno il violinista Enrico Onofri, direttore principale della Filarmonica Toscanini di Parma e uno dei migliori solisti della scena internazionale tanto da meritarsi nel 2019 il Premio Abbiati, e il gruppo da lui creato, l’Imaginarium Ensemble, composto da Alessandro Palmeri violoncello, Simone Vallerotonda arciliuto, Federica Bianchi clavicembalo.

Il programma del concerto, che si realizza anche con il contributo di Confesercenti Ravenna, prevede composizioni di Aurelio Virgiliano,  Giovanni Paolo Cima, Francesco Rognoni, Richardo Rognono, Biagio Marini, Marco Uccellini, Alessandro Stradella, Isabella Leonarda, Francesco Antonio Bonporti, Arcangelo Corelli.

L’esecuzione dimostrerà come fino a quel momento gli strumenti della famiglia del violino, privi di un repertorio scritto, avessero il ruolo prevalentemente di raddoppiare le voci dei cantori.
All’inizio del diciassettesimo secolo il violino comincia la propria emancipazione dal repertorio vocale, grazie alla stampa di brani espressamente dedicati a questo strumento da parte di alcuni virtuosi.

La prima metà del Seicento fu un’epoca magica, dove la prassi compositiva di ispirazione vocale si fuse con la ricerca timbrica strumentale, fenomeno che proseguì anche per i decenni successivi. Lo dimostrano le Sonate dell’Opera Quinta di Arcangelo Corelli, di cui è in programma la n. 12, ultima grande opera strumentale del Seicento italiano ed al contempo la prima del secolo nuovo (furono pubblicate il primo gennaio del 1700).